Il mio nome è Wallander, Kurt Wallander

24 agosto 2009


Lo sapevate che in Svezia da ormai trent'anni non si usa più il lei? Io no. L'ho scoperto leggendo una nota del traduttore di Assassino senza volto di Henning Mankell, quello di Wallander.

Avendo visto la serie, ho voluto leggere i romanzi. In questa prima inchiesta del commissario, non ci ho trovato niente di eclatante in realtà, un giallo un po' simile a tanti; certo, diversa ambientazione (una Svezia gelida e fredda) un commissario umano ma non esagerato, insomma il libro scorre... però non mi ha troppo convinto.

In effetti, la serie con Kenneth Branagh ha scelto altri 3 romanzi, nel senso che non hanno cominciato dalla prima inchiesta. Poi, pure la serie, praticamente è un one man show: c'è solo lui, primissimi piani solo suoi, approfondimenti solo su di lui, battute solo sue... per carità, io lo adoro ed è bravissimo... però non mi ha troppo convinto. Bella fotografia comunque.

E a pensarci bene, anche nel libro i personaggi secondari sono poco delineati. Credo che quello che colpisca di questi romanzi (a parte dei clichè sempre amati: problemi familiari, bere per dimenticare, delusioni etc etc), sia proprio l'ambientazione esotica (sembra un controsenso!): questa Svezia così lontana da noi, questo mare gelido che c'è sempre, il cielo grigio, il freddo, i poliziotti senza armi e un fucile da caccia ogni 2 abitanti!

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