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Anche ad essere s'impara


Sentite, io adoro Calvino e adoro tutta la trilogia dei Nostri Antenati, ma Il cavaliere inesistente, secondo me, è il meno riuscito dei tre.

Rileggendolo, ho avuto la stessa impressione della prima volta: sembra che l'autore trasmigri nel narratore il suo sforzo di andare avanti nella storia, suor Teodora che fatica per scrivere il racconto mi fa immaginare Calvino nella stessa difficoltà.

Questa, del resto, è l'unica pecca di una narrazione semplice, lineare, ma praticamente perfetta nella struttura che, peraltro, in molti punti assomiglia a quella de L'Orlando furioso a cui, ovviamente, si richiama (a tal proposito c'è questo interessante saggio da leggere).

C'è una sorta di nostalgia quasi fastidiosa, che emerge soprattutto alla fine e nel personaggio di Agilulfo e credo che sia una nuova presa di coscienza dell'autore, un Calvino che si prepara a cambiare stile e poetica.

Personalmente preferisco il Calvino che scriveva di guerre e partigiani e veniva definito fantastico, rinchiuso in una categoria, quella del neorealismo, e, come ogni grande scrittore, è riuscito a fare non solo "letteratura di genere" (del resto, come disse lui stesso, so' boni tutti a scrivere di favole ed essere fantastici, ma quanti sono capaci a scrivere della Resistenza con toni fiabeschi?). Leggetevi, a questo proposito, Il sentiero dei nidi di ragno e la raccolta di racconti Ultimo viene il corvo.


Commenti

  1. Cara pulcetta,
    Calvino non lo conosco moltissimo ma sicuramente abbastanza per poter esprimere un modesto parere.

    Premetto che uno dei libri che ho apprezzato di più è "Il castello dei destini incrociati" che come dici sempre tu " è un libro bellissimo da scrivere, ma un po' noioso per chi lo legge" e lo dico solo per meglio posizionare la mia opionione.

    Ho letto " Il sentiero dei nidi di ragno" e ammetto che sia un libro molto bello, con dei personaggi ben strutturati, che riesce a raccontare la Resistenza
    guardandola in un modo sicuramente originale e questo, ovviamente, dà i suoi risultati nella lettura che
    risulta piacevole.
    Ma, mi dispiace contraddirti, " Il cavaliere Inesistente" è, per quanto mi riguarda, superiore.

    Tralasciando l'ovvia e superba genialità di Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli altri di Corbentranz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez ( ciò che rappresenta, la metafora stessa del cavaliere inesistente), ma vogliamo parlare dello humor? Della capacità di riprendere in mano una materia come quella del ciclo carolingio, delle chansons de geste ricalcandone il linguaggio, i personaggi ma rivestendo il tutto di nuova luce? La visione dei cavalieri così distante da quella "aureolata" dell'Ariosto, di Boiardo o del Tasso?
    Il personaggio di Suor Teodora è Calvino stesso che ci mostra il libro, le pagine come pietre filosofali da cui prendono forma i personaggi e la storia stessa, quasi come se l'autore stesso non fosse altro che un oggetto, un compasso, che la storia usa per "scriversi". In quest'ottica, ecco che, paradossalmente, l'unico che davvero è "inesistente" è l'autore che umilmente lascia la scena ai personaggi.

    " [...] ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre su lfoglio come da sola, ed io a correrle dietro. E' verso la verità che corriamo, la penna ed io,la verità che aspetto sempre mi corra incontro dal fondo di una pagina bianca [...]"

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  2. Io dicevo che Il cavaliere inesistente, per me, è il meno riuscito tra la trilogia dei nostri antenati, non tra tutte le opere di Calvino: lo humor di cui parli è presente in praticamente tutta l'opera di Calvino, ma questo non nega che qui venga usato in maniera erudita,complessa e superdivertente!

    Poi, ripeto, l'unica cosa che non mi ha troppo convinto è stata questa sensazione sul narratore.

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  3. Scrivo qui perché non c'é una sezione per le richieste dei lettori e questo mi sembra il posto meno disadatt(at)o.

    Mi fai una recensione de "I fiori blu"?

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  4. Va benissimo, fammelo prima leggere. Lo prendo come un consiglio!

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