03/10/2009

3 ottobre 2009


Ho comprato un bonsai questa mattina. No, non ho il pollice verde, non so curare le piante e, di solito, non riesco neanche a scorgerne la bellezza. Molto probabilmente mi sono fatta abbindolare, cominciando la giornata in modo degno di un romanzo d'appendice.

Mi regala una foglia di bonsai e le porgo la mano per raccoglierla, a Sabrina. Va in giro con un cestino di vimini e porta con sè cinque o sei alberelli. È una foglia oblunga di ficus benjamin in miniatura. Lo so perché me lo dice lei. Dice anche che sembro una bambinna, ho il viso piccolo.

Tiro fuori la mia mano sinistra, non so per quale motivo, non sono mancina, e lei comincia a tracciare linee sul mio palmo con le dita: vede una L e una S, ci sono due ragazzi che ti vogliono bene, vede la mia rabbia, la mia testardaggine perché c'è qualcuno in famiglia (una famiglia senza sorelle) che vorrebbe consigliarmi ma non glielo lascio fare, il tuo amore tornerà di nuovo, come prima, ti sposerai, sarai felice e avrai due bambini e avrai successo nel tuo lavoro.

Mi ha fatto soffiare sul bonsai, porta fortuna. Mi sono sentita un po' come Romy Schneider ne La principessa Sissi... il che non è proprio di buon auspicio.

È la seconda volta che mi leggono la mano. Tanto tempo fa lo fece il padre di un mio amico, in una delle tante uscite teatrali che facevamo a quel tempo, giovani ed entusiasti. Io ero una bambina e da grande avrei avuto due storie importanti, dei figli (non so quanti), successi sì, ma una vita con parecchie piccole e fastidiose dfficoltà. Risposi che sarebbe stato meglio così: avrei avuto molte più soddisfazioni... a 12 anni avevo già il cervello bacato di una vecchia.

Sì, lo so, è vero, ho circondato l'episodio di un'aura romantica e fascinosa, ma in realtà starete tutti pensando che mi sono fatta fregare come al mio solito.

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