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Editing o non editing ovvero prima e dopo


Sempre ieri, sempre su Fantasy Magazine, è uscito un articolo molto interessante su una nota (ma io sono ignorante e non la conoscevo) scrittrice italiana che ha pubblicato libri fantasy (N.d.F. indicazioni per la lettura della parola fantasy: fatevelo dire da Nicotina.). Lei è Silvana De Mari e ha deciso di non pubblicare più con Salani. Se andate sul suo blog, potete vedere che sta pubblicando on line l'ultimo romanzo scritto.

La polemica, ovviamente, è sull'editing:

Il mio, molto semplicemente è uno sciopero, contro lo strapotere delle case editrici che dicono o qui si cambio come voglio io o il libro non si pubblica. Bene. Non si pubblica. L’editing deve essere una proposta, mai un’imposizione, gli editori devono imparare a fermarsi, a fare un passo indietro. Io ho delle tirature alte e in più sono venduta al’estero. Sono nella condizione di causare danni economici con il mio sciopero. Se non io, chi?
Mmmmm, sì, senz'altro ha le sue validissime ragioni, ma mi chiedo: perché mai un editor dovrebbe voler stravolgere un'opera? Le risposte sono due, a parer mio: vendere e rimediare per poter vendere.

Non so di quale delle due categorie faccia parte la signora, ma quello che so è che oggi, per essere pubblicati, basta avere un'idea al passo coi tempi. Non sai scrivere bene, fai errori, non sei organico, pare che che la tua storia l'abbiano scritta i lamantini? Non c'è problema, esistono centinaia di Signor Wolf dell'editoria, bravissimi, tra l'altro, che faranno del tuo libro (con un po' di fortuna e di buona pubblicità) un nuovo best seller!

Molte volte lo sforzo è quello di scrivere 200/300 pagine... ma di cosa? Consiglio. Volete diventare scrittori da molte copie? È semplice, basta avere dai 15 ai 20 anni, scrivere: 1. di vampiri, 2. di elfi, draghi e orchi, 3. di adolescenti, o ancora meglio, 3a. romanzi di formazione, 4. quello che scrive Dan Brown.

È ovvio che i punti di cui sopra sono una moda, quindi prima o poi cambieranno. Ma poi, voglio dire, in un paese che Tullio De Mauro ha definito di analfabeti, come è possibile che ci siano più scrittori che lettori? È un paradosso ardito, diceva Trissottani. E non saprei difenderlo, rispondeva Clitandro.

Commenti

  1. Infatti... Invece di pagare per l'editing, paghiamo qualcuno che faccia la correzione. Visto che dovrebbe essere, a mio modesto parere e senza voler criticare "o qui si cambia" e non o "o qui si cambio".

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