Passa ai contenuti principali

Il nome del vento


Ho sottratto principesse a re dormienti nei tumuli. Ho ridotto in cenere la città di Trebon. Ho passato la notte con Felurian e me ne sono andato sia con la vita, sia con la sanità mentale. Sono stato espulso dall’Accademia a un’età inferiore a quella in cui la maggior parte della gente viene ammessa. Ho percorso alla luce della luna sentieri di cui altri temono di parlare durante il giorno. Ho parlato a dèi, amato donne e scritto canzoni che fanno commuovere i menestrelli. Potresti aver sentito parlare di me.
Bella quarta di copertina. Sa di epico. Non così la copertina...

Se c'è una cosa che mi ha stupito veramente, e favorevolmente, è l'alto livello di substrato culturale, chiamiamolo così, che emerge dal libro... come al solito ho bisogno di dare spiegazioni, di autotradurmi. Inizio con alcuni esempi.

Si parla di musica, recitazione, canto, fisica, psicologia, chimica, sempre con cognizione di causa, ma, cosa fondamentale, mai con pedanteria o intento didascalico. Raccontare un evento, o mettere in bocca a qualcuno dei personaggi un concetto e sentirlo davvero di quel particolare mondo, pur essendo, ad esempio, un concetto della fisica moderna, è illuminante. Non so dirvi bene la sensazione che mi lascia, ma è il piacere tutto pseudo intelletuale (da spocchiosa fallita e presuntuosa) di riuscire a scorgere per un pochino il processo di scrittura dell'autore.

Lo stralcio più banale, in tal senso, è quello sulle porte della mente, che ci spiega i diversi processi di assimilazione del dolore dove, alla fine, ci mostra in modo inequivocabile tutti i sintomi dello stato di shock emotivo.

Dunque filosofia e magia, in questo mondo, sono strettamente legate alla scienza come noi la conosciamo, e questo ci piace;

l'attenzione alla sfera linguistica rimane un po' superficiale, ma il concetto dell'importanza dei veri nomi delle cose ci piace;

gli Edema Ruh, popolo di attori, musici e saltimbanchi girovaghi, dotati di una finezza culturale non indifferente, nel quale nasce e cresce Kvothe, il nostro protagonista, ci piacciono: voglio dire, quanti eroi fantasy hanno nel loro background un'educazione artistica?

Non a caso, dato il condensarsi di questi elementi soprattutto nella prima parte, trovo che l'inizio del racconto di Kvothe sia il migliore di tutto il libro.

Le 2 cose che non mi hanno convinto del tutto (e qui mi dispiace contraddire G2) sono l'Accademia e la trasformazione dell'autore in master... in alcune parti, fortunatamente abbastanza rare, si percepisce troppo la struttura del gioco di ruolo e, secondo me, non è un punto di forza, come sostengono molti. Un romanzo è cosa diversa, deve essere cosa diversa.

L'Accademia. È un posto bellissimo, ma ammettiamolo, pur nella sua diversità, ricorda Hogwarts. Non solo per la struttura a campus, quanto per le relazioni che il protagonista instaura fin da subito all'interno di essa: c'è l'insegnante infame e il rampollo/collega acerrimo nemico del protagonista. Ma le analogie finiscono qua.

Aspetterò il seguito, visto che man mano che andavo avanti con la lettura delle oltre 800 pagine, mi accorgevo con sgomento che non sarei riuscita a scoprire altro, e che avrei dovuto attendere pazientemente alla Pietra Miliare con Bast e Cronista.




Commenti

  1. SIII Finalmente!!! Posso parlarne!!!
    Ed erano i tuoi contraddittori che aspettavo :)
    Eccoti le mie risposte in (credo) 3 punti.

    1. Sull'Accademia, no, non mi riesce proprio di vederci Hogwarts. Forse potrei cambiare opinione quando leggerò un libro dove c'é un ambiente "scolastico" che anche secondo te non è Hogwarts.
    Forse mi renderei meglio conto di quanto dici, ma penso che alcune categorie di personaggi sono troppo generiche per poter essere un esclusiva di Hogwarts.
    Allora.. forse potremmo trovare un antenato comune nella scuola di magia di EarthSea (se non ricordo male) al quale sicuramente Rothfuss deve tutta la storia dell'importanza data ai nomi (spero di non svalutarlo ai tuoi occhi ora...). Fatto sta che in ogni scuola di magia è facile trovare degli elementi in comune, senza i quali non sarebbe neanche una scuola di magia. Hogwarts rimane la mia preferita ma ciononostante non le permetterò di offuscare le altre solo per il fatto di godere di maggiore popolarità (presso di me o in generale).

    2.Non capisco bene cosa intendi per l'attenzione alla sfera linguistica rimane un po' superficiale . Che l'Univeristà/Accademia non annovera la letteratura tra le sue materie? In effetti è vero che agli Arcanist non piacciono le frivolezze dell'arte hehe...
    Però il libro è un continuo esercizio di linguistica secondo me. Rothfuss contraddice tutti i suoi personaggi (che "sminuiscono" la poesia, o più in generale le parole -che vanno comprese prima di raggiungere il cuore di una persona-) mostrando come egli stesso con le parole riesca a descrivere tutte le altre arti/materie, una sorta di codice "convenzionale" universale con il quale si può descrivere tutto. Contrapposto ad altri codici non convenzionali ma ancora in qualche modo universali, il cui uso è limitato a trasmettere solo determinati valori (per lo più sentimenti) che sono essi stessi universali ( o meglio condivisi da ogni essere umano).
    Questo mi sembra voler dire Rothfuss del linguaggio, quello con le parole.

    Ad ogni modo a proposito di nomi... hai notato il talento di Kvothe? Indovina il nome del cavallo, il nome della cameriera (Nelly in inglese)... sono dettagli che Rothfuss butta lì, ma se sappiamo coglierli ci accorgiamo delle potenzialità "magiche" di Kvothe. E della coerenza con cui è scritto il libro, soprattutto apprezziamo ancora di più il fatto che l'unico elemento del Romanzo su cu Kvothe non ha alcun potere è, Denna che appare ogni volta con nomi diversi. Come la scienza ha bisogno di poter misurare per studiare e comprendere, la conoscenza ha bisogno di poter nominare. Non è questa la sede poi per parlare del gap tra lo scibile e il continuo divenire della realtà.

    RispondiElimina
  2. 3.Per quanto riguarda l'autore Master. Forse ho anche io delle colpe in questo. Perché di riflesso alla mia passione come giocatore lo vedo anche io a volte come un Master o ancor meglio un game designer.
    Ma in realtà ci sono dei precedenti o per lo meno dei predecessori nel suo modo di scrivere. Ad esempio il "Gordon Pym" di Poe, il "problema" e la sua "risoluzione" che sono il nocciolo dei romanzi d'avventura sono descritti in maniera molto simile, l'unica differenza, sostanziale lo ammetto, è che mentre Poe ci descrive l'azione nei pensieri del suo personaggio, il ragionamento e la pianificazione dell'azione, Rothfuss descrive l'azione nel suo divenire mentre il personaggio la compie, sfidando il gioc... ooops! il lettore a capire cosa ha ideato Kvothe per uscire da questa situazione, proprio "come se" il lettore potesse sostituirsi al personaggio...
    Ok, cazzo hai ragione, fa molto master e gioco di ruolo, secondo me è un precursore, questo modo di scrivere si evolverà e probabilmente diverrà pure più appetibile per te.
    Purtroppo trovo incondivisibile Un romanzo è cosa diversa, deve essere cosa diversa. il "dovere" è un verbo completamente alieno dalla mia concezione di arte, come nel teatro di Scar... Barba che scommetto conosci (oddio sono un po' arrugginito e non vorrei dirti un nome per un altro... ma si è lui dai).

    E di come descrive le canzoni che compone nel bosco, che ne dici? Quando rientro, con la scusa di venir a trovare Tu-sai-chi facciamo un simposio!!!
    Grazie

    RispondiElimina
  3. SPOOOOOIIIILLLLEEEEEEEEEERRRRRRRRRRRRRRRRRR
    prestare me libro. io prima imparare leggere. poi leggere poi parlare

    RispondiElimina
  4. tu non lege post io aspettato tanto per qualcuno leggiuto libro!

    RispondiElimina
  5. Ho finito di leggere il libro, comincio col dirvi che mi e' piaciuto ed in quanto sono un genio della sgrammatica e vorrei esprimere le mie opinioni con calma, anche perche' molte vostre valutazioni mi sembrano un po' esagerate. Premetto che ci sono 2 punti che mi hanno fatto inorridire e che ho beccato diverse "citazioni" da altre opere, e non considero quelle bibliche o vangeliche che dir si voglia.

    RispondiElimina
  6. Mi e' piaciuto!
    Ho aperto con la prima considerazione che ho fatto, in quanto non vorrei sembrare troppo critico nel commentare un romanzo che nel suo complesso mi ha regalato una buona storia. Sono ancora perplesso su molte cose ma per correttezza voglio aspettare di leggere il seguito per poter fare una valutazione migliore quindi nella presente esposizione valutero' solo ed esclusivamente cio' che ho letto e cio' che sino ad ora e' ben definito.
    Non vorrei dilungarmi troppo parlando dei personaggi e dello spessore che gli stessi danno alla storia. Su questo punto preferirei avere un accesa discussione face to face con voi due per aver anche l'occasione di usare le mani ove ce ne sia bisogno. Comunque credo che ci sia troppo Kvothe e poco tutti gli altri, spero che nei prossimi libri vengano approfonditi un po' di piu'.
    I pregi del romanzo li avete gia' detti voi per la maggior parte e tendo a concordare su molti punti.
    Quindi passiamo alle note dolenti.

    Kvothe da' un appuntamento a Denna, il giorno dell'appuntamento va a fuoco il laboratorio e a causa di questo STRAORDINARIO evento non riesce a presentarsi in tempo, Denna lascia un biglietto con le direttive per potersi incontrare nuovamente, ma il biglietto viene trovato 2 giorni in ritardo rispetto all'ultima data presente sullo stesso, Kvothe sente CASUALMENTE una discussione su una strage ad una festa di nozze, fa' un logico collegamento sui Chandrian, chiede un prestito prende un cavallo e parte, ad un incrocio incontra CASUALMENTE un venditore ambulante che gli compra il cavallo in quanto il suo mulo ha una zampa rotta (o qualcosa del genere), in paese va' in una locanda dove viene a scoprire che CASUALMENTE l'unica sopravvissuta alla strage e' Denna. Ora tutte queste casualita' posso pure tollerarle ma se ci aggiungiamo anche che esattamente dove c'e' stato l'attacco dei Chandrian (evento leggendario), i due trovano un Drago (lo scrittore fa' di tutto per farci capire quanto e' incredibile l'evento), che fra le altre cose e' capitato CASUALMENTE proprio dove c'era una raffineria di droga e diventa dipendente dalla stessa, sinceramente mi sembra un pochino esagerato.

    Un altra cosa che non mi piace e' la scelta di anticipare gli eventi tra un capitolo e l'altro, come se lo scrittore avesse paura che il lettore smetta di leggere il libro e si senta in dovere di anticipare un evento forte che verra' nelle pagine successive.

    Molte altre cose avrei da dirvi ma me le tengo per il face to face sopratutto il confronto con la Hoob

    RispondiElimina
  7. Mi e' piaciuto!
    Ho aperto con la prima considerazione che ho fatto, in quanto non vorrei sembrare troppo critico nel commentare un romanzo che nel suo complesso mi ha regalato una buona storia. Sono ancora perplesso su molte cose ma per correttezza voglio aspettare di leggere il seguito per poter fare una valutazione migliore quindi nella presente esposizione valutero' solo ed esclusivamente cio' che ho letto e cio' che sino ad ora e' ben definito.
    Non vorrei dilungarmi troppo parlando dei personaggi e dello spessore che gli stessi danno alla storia. Su questo punto preferirei avere un accesa discussione face to face con voi due per aver anche l'occasione di usare le mani ove ce ne sia bisogno. Comunque credo che ci sia troppo Kvothe e poco tutti gli altri, spero che nei prossimi libri vengano approfonditi un po' di piu'.
    I pregi del romanzo li avete gia' detti voi per la maggior parte e tendo a concordare su molti punti.
    Quindi passiamo alle note dolenti.

    Kvothe da' un appuntamento a Denna, il giorno dell'appuntamento va a fuoco il laboratorio e a causa di questo STRAORDINARIO evento non riesce a presentarsi in tempo, Denna lascia un biglietto con le direttive per potersi incontrare nuovamente, ma il biglietto viene trovato 2 giorni in ritardo rispetto all'ultima data presente sullo stesso, Kvothe sente CASUALMENTE una discussione su una strage ad una festa di nozze, fa' un logico collegamento sui Chandrian, chiede un prestito prende un cavallo e parte, ad un incrocio incontra CASUALMENTE un venditore ambulante che gli compra il cavallo in quanto il suo mulo ha una zampa rotta (o qualcosa del genere), in paese va' in una locanda dove viene a scoprire che CASUALMENTE l'unica sopravvissuta alla strage e' Denna. Ora tutte queste casualita' posso pure tollerarle ma se ci aggiungiamo anche che esattamente dove c'e' stato l'attacco dei Chandrian (evento leggendario), i due trovano un Drago (lo scrittore fa' di tutto per farci capire quanto e' incredibile l'evento), che fra le altre cose e' capitato CASUALMENTE proprio dove c'era una raffineria di droga e diventa dipendente dalla stessa, sinceramente mi sembra un pochino esagerato.

    Un altra cosa che non mi piace e' la scelta di anticipare gli eventi tra un capitolo e l'altro, come se lo scrittore avesse paura che il lettore smetta di leggere il libro e si senta in dovere di anticipare un evento forte che verra' nelle pagine successive.

    Molte altre cose avrei da dirvi ma me le tengo per il face to face sopratutto il confronto con la Hoob

    RispondiElimina
  8. Io sono d'accordo sul fatto che nel complesso è una buona storia, penso anche che, come te, sia giusto aspettare il seguito o i seguiti per valutarlo nel complesso. Certo, poi ci sono delle pecche, delle scontatezze e delle ingenuità: tu hai visto queste di cui hai parlato io ne ho viste altre, per dire. Insomma a me è piaciuto, è uno dei pochi fantasy che ho trovato accettabili e interessanti, da qui a dire che è un capolavoro del genere, ce ne passa...

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Coniglio ripieno

Oh Santissimo Sacripante! Preparare questo piatto, per me, è stata una grande fatica. A me il coniglio fa impressione, ed è anche per questo che volevo un po' camuffarlo cucinandolo in questo modo.
Ovviamente, e fortunatamente, qui in Sabina, volendo si trovano carni "speciali" (questo è un marchio registrato di ogni pizzicarolo nostrano... ) e perfino "allevamenti casalinghi". Questo coniglio proveniva da uno di questi ed era particolarmente grosso... e inquietante.

Non fiction novel: letterature e tradizioni

Scritto nel 2014, sempre per LSC Magazine.
Una nuova direzione, è evidente, sta prendendo la letteratura italiana, in maniera sempre più macroscopica, negli ultimi anni. Stiamo assistendo a un coinvolgimento sempre più massiccio della realtà non solo in narrativa, a dire il vero, ma anche in altre forme di comunicazione. È lampante quanto il cinema abbia sfruttato questo concetto: basti citare solo il caso di Philomena, nominato agli Oscar di quest’anno anche per la sceneggiatura non originale tratta dal libro di Martin Sixsmith sulla storia vera di una donna alla ricerca del figlio che fu costretta a dare in adozione.

Le parole che io uso significano esattamente ciò che decido, né più né meno

Ahhhhhhh, Colui che Non Deve Essere Nominato mi ha ingannato di nuovo! Humpty Dumpty non ha mai detto "Quello che dico significa nè più nè meno di quello che dico"!... quello che dice, signfica semplicemente ciò che lui DECIDE che possa significare!! E infatti è un arbitrio e Voi Sapete Chi lo mascherava sotto un'apologia della semplicità!!

Tutto questo è un po' contorto, ma del resto stiamo parlando (ma chi? ma in quante siamo?) di Alice nel paese delle meraviglie e di Attraverso lo specchio (che reputo moooooooolto più carino), i testi capostipiti del nonsense e del surreale:

"Prima l'esecuzione, poi il verdetto"! dice più volte la Regina

oppure

"Non credere mai di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro." dice la Duchessa (e ancora non l'ho capito tanto bene!)

oppure questa

Alice rise: «È inutile che ci provi», diss…