Il fiore dell'età: cinquant'anni

2 agosto 2010


Leggere i sudamericani è come aprire la porta di una veranda su un giardino caraibico: sento sempre il profumo della famosa magnolia del dott. Juvenal Urbino, quella in cui si appollaiò il pappagallo impudente.

Considerando che anni dopo la lettura del romanzo di Marquez, che rimane uno dei miei libri prìncipi, ho scongiurato nella realtà, come una superstiziosa d'altri tempi, la replica della tragedia del dott. Urbino, penso si possa comprendere l'impatto emotivo della magnolia:

nella vana ricerca di un pappagallino scappato dalla sua gabbietta, Spocchiagirl e Voi Sapete Chi si imbatterono in un'enorme magnolia dove si ipotizzava fosse andato a finire il pappagallo.
- Servirebbe una scala! - dichiarò il Signore Oscuro. In quel momento Spocchiagirl ebbe un flash infausto e, trasformandosi per un momento nella sua acerrima nemica Spoilergirl, cercò di dissuadere Colui Che Non Deve Essere Nominato snocciolandogli l'intero antefatto de L'amore ai tempi del colera. Voi Sapete Chi si lasciò convincere facilmente, anche perché ci sarebbe voluta una scala telescopica per ritrovare l'uccello... (ok, questa era degna della Regina dei Doppi Sensi, ma è che mi vengono così, poi mi tocca lasciarle scritte!).

Comunque, volevo parlarvi di un peruviano e non di un colombiano e precisamente di Mario Vargas Llosa e del suo La zia Julia e lo scribacchino, consigliatomi dalla Mente Cattiva.

Come dicevo all'inizio, ho un debole per la letteratura sudamericana, anche per quel modo particolare di sdrammatizzare fino a rendere grotteschi i fatti più cruenti. In questo romanzo non ci sono grandi tragedie, e le uniche che si consumano sono quelle dei romanzi radiofonici di Pedro Comacho (lo scribacchino? perché potrebbe essere anche il protagonista/alter ego dell'autore... no?), prolifico e instancabile produttore di plot che diventeranno sempre più inverosimili fino a diventare del tutto surreali, in un groviglio di intrecci e nomi, dove l'unica cosa certa rimarrà solo il fiore dell'età, e cioè i cinquant'anni, e che farà impazzire tutti gli ascoltatori.

Le storie di Pedro Comacho sono intervallate (o è il contrario?) dalla storia del protagonista, dalla marcata connotazione autobiografica.

Ve lo devo dire che mi è piaciuto? È superfluo, direi.

Se volete approfondire e avere più dettagli, andate QUI: è piaciuto molto anche a una persona che conosciamo bene!



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