Jiro Taniguchi

10 agosto 2010

Premessa: lasciam fuori il fumetto d'autore...

Senza sensi di colpa, posso affermare con lucidità di non essere tipa da fumetti. Non riescono a farmi lo stesso effetto benefico e duraturo dei libri.

Non sopporto gli americani, a parte l'idea madre dei supereroi, poiché adoro i supereroi... ma riuscire a trovare interessanti albi come quello mondano e gossipparo sul matrimonio di Tempesta è troppo difficile. Parlo di Marvel, ovviamente: nella Spocchia-caverna troverete solo quelli, per cui, a ragion veduta, non può chiamarsi Spocchia-caverna... bisogna rimediare.

Gli italiani... che dire, la Disney non l'apprezzo più come una volta; la Bonelli pure, ho provato a comprare altri albi tipo Julia o Dampyr, perfino Demian, ma la verità è che il nostro vero eroe, Dylan Dog, ci ha rotto le balle!

Per i manga dovrei fare una lunga, anzi breve lista di fumetti o autori dei quali mi sono a dir poco innamorata. Uno di questi è Jiro Taniguchi. Avevo letto L'uomo che cammina, e ne ero rimasta affascinata. Ora, il termine "leggere" è quantomeno incompleto visto che ci saranno, in tutto il volume, sì e no 20 balloon, e che seguiamo semplicemente la giornata di un uomo qualunque che cammina per la città.

Ultimamente mi son ritrovata tra le mani In una lontana città, forse meno poetico de L'uomo che cammina, ma che riesce sempre a trasmettere quel retrogusto amarognolo che lasciano le delusioni della vita, sempre in modo delicato, quasi impalpabile.

Adesso voglio leggere Gourmet, che però, a quanto pare, è introvabile. Anche per vedere fino a che punto si spinge il tratto curatissimo e dettagliatissimo di Taniguchi. Dicono che Gourmet faccia venire l'acquolina in bocca.

Ciao nonna!

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