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"Dicono che le donne sognano i propri cari in pericolo mentre gli uomini sognano di essere in pericolo loro"

Attenzione, questo post potrebbe contenere troppe allusioni alla trama (se si può parlare di trama)...

Non ho amato molto la struttura de La strada di C. McCarthy e neanche il cambio di registro troppo repentino tra il colloquiale e il quasi aulico in alcune descrizioni, ma ho trovato tutto ciò estremamente funzionale per descrivere la paura, l'orrore, la miseria. E paradossalmente (o forse no) è proprio il non detto a suggerirci le immagini e i concetti più forti e terribili.

Ci sono stati pochi libri che mi hanno lasciato la stessa sensazione di desolazione e depressione dopo averli letti. Uno di questi è L'amico ritrovato di Fred Uhlman: sono racconti diversi, romanzi completamente differenti, ma sia la storia dell'amicizia nella Germania nazista, sia quella del rapporto tra padre e figlio in un futuro post-apocalittico raccontano di una sofferenza silenziosa e solitaria davanti all'orrore di un'umanità devastata.

Quel milione di morti per cui, per Hans/Uhlman, non si può soffrire li ritroviamo anche qui, persi nel ricordo di un padre che non può permettersi il lusso di riannodare frammenti di memorie ormai perse o quello di provare compassione per l'altro che non sia suo figlio. La sua stessa sopravvivenza è per il figlio, in un mondo dove perfino la morte è un lusso, una soluzione da accogliere a mani giunte, come direbbe Amleto.

Ma questi due personaggi, padre e figlio, sono troppo ancorati all'idea di uomo nel suo significato più alto per potersi destreggiare, anche con finta serenità, in un mondo perduto.

E quel fuoco, che in tutti i modi tentano di conservare dentro di loro, è l'amore per i congiunti, l'amore per il prossimo, l'amore per i più deboli, l'amore per la civiltà che, in alcuni passi, il padre è costretto ad abbandonare purché il figlio viva, purché non debba lui sobbarcarsi il peso di rinunciarvi.

Titolo originale: The road
Autore
: Cormac McCarthy

Anno
: 2010

Super ET
pp. 220

€ 12,00

ISBN 9788806202750
Traduzione: Martina Testa

«Ce la caveremo, vero, papà?
Sí. Ce la caveremo.
E non succederà niente di male.
Esatto.

Perché noi portiamo il fuoco.
Sí. Perché noi portiamo il fuoco».




Commenti

  1. Mi auto cito e posto qui da aNobii le mie impressioni su La Strada:

    "E' la prima volta che un libro mi ha dato così tanta angoscia e disperazione. Ogni sua pagina, ogni dialogo tra l'uomo e il bambino, ogni evento che caratterizza la storia, non restituisce nient'altro che morte, solitudine, e nessun futuro. Non c'è speranza nel mondo post-apocalittico descritto da McCarthy, i due protagonisti non vivono mai, al massimo sopravvivono per istinto e ogni passo che compiono lungo la strada è un passo inutile, che non porterà a nulla. Fuggono tutto il tempo dagli altri superstiti che per disperazione hanno perso ogni barlume di umanità, regrediti allo stato più infimo della natura umana; eppure leggendo le angoscianti descrizioni dei paesaggi senza più vita, interamente coperti da strati di cenere, freddi per colpa di un sole pallido nel cielo e dove anche il mare non è più blu, si è portati ad odiare non cosa l'essere umano è diventato, ma la generazione che ha causato la morte del pianeta e della sua vita. La Strada è la cronaca di una estinzione, fredda e crudele, senza speranza né redenzione."

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