Passa ai contenuti principali

Il cimitero di Praga


Autore: Umberto EcoTitolo: Il Cimitero di Praga
Editore: BOMPIANI

Collana: LETTERARIA ITALIANA

Pagine: 52
8
Prezzo: 19,50 euro

Anno prima edizione: 2010

ISBN: 45266225
8



Lavoro grandioso di ricerca e trasposizione, ma tutta questa eccellenza non rende anche grandioso un romanzo.

Tralasciando inutili e, mi azzardo a dire, superficiali accuse di antisemitismo all'autore (vedi alla fine del post), credo che siano ben altri i difetti dell'ultima fatica di Eco.

Ora, in questo caso, la parola difetto andrebbe grandemente ridimensionata, in quanto vi renderete conto anche voi che, a livello narratologico e stilistico, il libro può considerarsi esemplare per molti.

Allora cambiamo termine, sostituiamo difetto con pizzicorìo, intendendo quella sensazione di perplessità che ci fa un po' storcere la bocca mentre leggiamo. Parliamone. Sembra una minaccia!

In primis, in questo excursus sulla storia europea di fine '800, ho trovato un po' troppa freddezza in generale e, in particolare, negli innumerevoli incontri con comparse eccellenti che, la maggior parte delle volte, si riducono a meri elenchi.

A parte le figure di Garibaldi, Dumas, Nievo, Bixio e Drumont, a cui sono dedicate alcune pagine, il resto diventa quasi un indicare per riconoscere: "al salotto di tal de tali partecipava Tizio" - "Caio di cui si diceva che scribacchiava cose" e Victor Hugo che compare per 2 (o 3?) volte solo per essere descritto come un vecchio rincoglionito.

In secundis, troppe volte, il romanzato scema fino a lasciare il posto a una semplice cronaca. L'episodio dell'Affaire Dreyfus docet. Voglio dire, lo leggiamo anche sui libri di scuola, dove sta il bello se me lo racconti quasi come uno storico e ci aggiungi solo pochi altri dettgli?

In terzis, o meglio, e per ultimo la faccenda della gastronomia. Devo dire che gli intermezzi culinari di Camilleri e Moltalbàn li ho sempre trovati stuzzicanti e piacevoli, ma qui, a parte alcuni momenti, tutti inseriti nella prima parte del libro, che, non a caso, considero la migliore di tutto il romanzo, sembra di stare a leggere semplicemente delle ricette.

Anche qui, insomma, abbiamo un catalogo, soprattutto l'effetto è frequente per quel che riguarda la cucina francese. Voglio dire, è molto più evocativa la scena in cui Eco ci fa vedere una bettola sporca e lurida dove fanno la fila i pezzenti di Parigi che, con qualche spicciolo, posso permettersi il lusso di infilare un forchettone schifoso in una pentola con la speranza di raccogliere un pezzo di carne, rispetto a quando tenta di suggerire alle nostre papille gustative il sapore di qualche piatto sopraffino.

Non mi ha entusiasmato, è questo il punto. Magari mi aspettavo il seguito de Il nome della rosa, ma ho trovato solo vaghi accenni a Il Pendolo di Focault e comunque non lo stesso trasporto.

Commenti

Post popolari in questo blog

Coniglio ripieno

Oh Santissimo Sacripante! Preparare questo piatto, per me, è stata una grande fatica. A me il coniglio fa impressione, ed è anche per questo che volevo un po' camuffarlo cucinandolo in questo modo.
Ovviamente, e fortunatamente, qui in Sabina, volendo si trovano carni "speciali" (questo è un marchio registrato di ogni pizzicarolo nostrano... ) e perfino "allevamenti casalinghi". Questo coniglio proveniva da uno di questi ed era particolarmente grosso... e inquietante.

Non fiction novel: letterature e tradizioni

Scritto nel 2014, sempre per LSC Magazine.
Una nuova direzione, è evidente, sta prendendo la letteratura italiana, in maniera sempre più macroscopica, negli ultimi anni. Stiamo assistendo a un coinvolgimento sempre più massiccio della realtà non solo in narrativa, a dire il vero, ma anche in altre forme di comunicazione. È lampante quanto il cinema abbia sfruttato questo concetto: basti citare solo il caso di Philomena, nominato agli Oscar di quest’anno anche per la sceneggiatura non originale tratta dal libro di Martin Sixsmith sulla storia vera di una donna alla ricerca del figlio che fu costretta a dare in adozione.

Le parole che io uso significano esattamente ciò che decido, né più né meno

Ahhhhhhh, Colui che Non Deve Essere Nominato mi ha ingannato di nuovo! Humpty Dumpty non ha mai detto "Quello che dico significa nè più nè meno di quello che dico"!... quello che dice, signfica semplicemente ciò che lui DECIDE che possa significare!! E infatti è un arbitrio e Voi Sapete Chi lo mascherava sotto un'apologia della semplicità!!

Tutto questo è un po' contorto, ma del resto stiamo parlando (ma chi? ma in quante siamo?) di Alice nel paese delle meraviglie e di Attraverso lo specchio (che reputo moooooooolto più carino), i testi capostipiti del nonsense e del surreale:

"Prima l'esecuzione, poi il verdetto"! dice più volte la Regina

oppure

"Non credere mai di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro." dice la Duchessa (e ancora non l'ho capito tanto bene!)

oppure questa

Alice rise: «È inutile che ci provi», diss…