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Fan fiction e New Italian Epic 1


Titolo:
Esbat
Autore:
Lara Manni
Formato:
Brossura
Pagine: 276
Lingua: Italiano
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione 2009
ISBN: 9788807702105

Prezzo: € 16,50




Mi sono dovuta aggiornare prima di scrivere queste righe su Esbat, informarmi su alcune cose e, quindi, prima di tutto, mi sembra oppurtuno fare una considerazione, seppur banale: la letteratura, o meglio le lettere (per esser più precisi, cioè più generali) oggi usano il web, non solo come veicolo ultimo di conoscenza al pubblico, ma molto spesso come matrice e punto di partenza.

E non parlo solo di, ad esempio, riviste letterarie on-line, logico proseguimento di quelle cartacee. Mi riferisco soprattutto ad altro, ai blog che hanno dato visibilità agli autori (Christian Frascella su tutti), ai forum e perfino, come è in questo caso, alle fan fiction.

Non a caso Lara Manni, l'autrice ha ovviamente un blog (anche interessante) e ci spiega lei cos'è Esbat:

Esbat nasce come una fan fiction, ovvero come storia di fan liberamente ispirata, nel caso, a un manga (un fumetto giapponese), e poi sviluppata in modo autonomo.
Il primo capitolo di Esbat viene pubblicato su alcuni siti di fan fiction italiani, il 20 giugno 2007, l’ultimo – il ventesimo – l’8 ottobre dello stesso anno.
Il manga (e l'anime, aggiungo io) a cui si ispira è InuYasha di Rumiko Takahashi. Ora, io sapevo, a grandi linee da cosa partiva il romanzo, ma pensate allo sconcerto quando dopo 20 pagine di lettura mi ritrovo Sesshomaru davanti agli occhi... non avevo capito ancora che era tutto voluto.

Adesso potete anche immaginare che qui, al Nerdvana, non si era affatto digiuni di questa roba. Tant'è che Spocchiagirl, dopo essersi fermata alla seconda serie dell'anime di InuYasha (perché cominciava ad essere un po' ripetitivo), con somma gioia del Signore Oscuro, ha trovato un valido motivo per continuare la visione.

Ora, siccome la faccenda è lunga, vediamo di schematizzare un po' in questo modo:

Cose buone

L'idea. Mi piace per due motivi. Innanzi tutto credo sia piacevole in assoluto riconoscere nelle cose che facciamo (leggere un libro) qualcosa che ci appartiene ma che conosciamo solo in altra forma (manga/anime). E questa è solo un'espressione di spocchia da sottocultura (usato non in termini spregiativi, si badi bene).
Il motivo principe per cui l'idea l'ho trovata molto carina è però un altro, e cioè, in soldoni, l'idea di inserire il personaggio della mangaka... e non posso dirvi altro.

La storia. Che è ispirata ad alcuni personaggi del manga, ma che poi, per fortuna, va per conto suo.

La commistione dei generi. Perché di un romanzo di genere si tratta, ma racchiude in sè almeno 3 categorie: fantasy (urban, che bisogna essere precisi a quanto pare), horror o meglio splatter, thriller. Qualcuno ha parlato anche di aspetti da romanzo di formazione, forse è vero ma rimane una caratteristica molto leggera.

La donna. Le fasi lunari, il ciclo, la menopausa... la follia della donna, in altre parole. Elio arriva sempre in mio soccorso.

Il concetto di desiderio. Sessuale, ché di questo stiamo parlando. Il desiderio sessuale di un'adolescente (o di molte adolescenti) e quello di una donna cinquantenne. Il rovesciamento delle tempeste ormonali.

La Sensei. Personaggio, devo dire, potentissimo e, per certi versi, credibilissimo (a parte i pugni sbattuti sul torace di un maschietto, lì veramente pareva di stare a leggere la Meyer, eh!).

L'ironia. Sottile, perché forse si tratta anche di autoironia, sul mondo dei fan.

Cose cattive

La storia. Ci sono dei punti, verso la fine, in cui si fa tutto un po' troppo nebuloso. A livello di trama quasi non si riesce più a capire le azioni dei personaggi.

I personaggi. A parte la Sensei, c'è un solo personaggio che erompe: Hyoutsuki. Qui potrebbe partire una filippica sull'antieroe, sul fascino micidiale (è proprio il caso di dirlo!) che spande questo stereotipo che non potrà mai divenire, in senso assoluto, uno stereotipo. Colpisce maschi e femmine indistintamente, ma ovviamente, essendo il più delle volte connotato anche da una carica erotica non indifferente, le donne ne sono facili prede. Ovviamente mi ci metto anch'io: InuYasha in confronto a Sesshomaru è un omuncolo.


Insomma il resto degli attori di questa storia è, come dire, vuoto, non riesci ad affezionarti o a renderli vivi. E credo che questo non interessi tanto la costruzione dei personaggi, quanto la tecnica usata:

Il narratore. O meglio i narratori. Ogni personaggio lo è. Troppi punti di vista e troppo veloci, ed è anche per questo che alcuni passi verso la fine risultano poco chiari. Con la Sensei risulta pressoché perfetto, si vede che c'è stato un lavoro diverso.

Didascalismo. Sulla Wicca e sui demoni e sui riti e sui nomi...

Cose medie

Lo stile. Buono ma assolutamente niente di nuovo o di trascendentale. Sì vabbè, detto così avrei dovuto inserirlo sotto cose buone, però queste sono anche opinioni, quindi non posso.

Avrei voluto inserire qualcosa sul New Italian Epic, ma lo farò in un altro post, il prossimo, perché, in un certo senso, sarà senza soluzione di continuità.

Approfondimenti e curiosità:

Sito dell'autrice
Scheda del libro
Sopdet: seguito di Esbat

Commenti

  1. Insomma un autrice ancora acerba ma che ha del potenziale?
    Vediamo come matura :)

    RispondiElimina
  2. Intanto ci sarebbe questa trilogia...

    RispondiElimina

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