... e allora io dico Nuovo Romanticismo

6 luglio 2011

La vita frivola, quotidiana di un gruppo di trentenni, può sembrare strano, ma porta a riflessioni tutt'altro che superficiali. Va bene, sì, magari superficiali e inutili visto che adesso non parlerò certo della pace nel mondo, ma pur sempre interessanti per qualcuno.

La vita frivola, quotidiana di un gruppo di trentenni, si compone anche di serate dedicate a qualcosa di specifico, tipo guardare un film o fissarsi su una serie tv. È un'attività di gruppo ricreativa che, ad esempio, la Lega dei Supereroi porta avanti sempre con profitto e con una certa passione che potrebbe essere scambiata per accanimento.

Ed è partendo da questo punto (l'accanimento) e da una domanda incauta di Spocchiaman che scaturisce questa riflessione. La domanda specifica è stata: “Perché te vedi 'sta merda?”. Ma io la riformulerò con un'interrogativa di più ampio respiro: “Perché leggiamo e vediamo 'ste merde?”. No, dai scherzo, questo è un post serio. La domanda giusta è: “Perché ci fissiamo e/o appassioniamo con prodotti che, gira che te rigira, ripropongono sempre specifici concetti e situazioni?”.

La risposta, altisonante, è semplicemente perché vanno a riempire un vuoto.


Manca qualcosa a noi trentenni che rimaniamo abbarbicati a certi brandelli di romanticismo che ci erano così familiari nell'infanzia e che, forse, per troppo tempo, non abbiamo più ritrovato. Siamo cresciuti e cresciute immaginando fruscii di crinoline e mussola, tra lo stridìo di spade e le avventure dei nostri eroi. Le nostre fiabe contemplavano ancore re e principesse, maghi e streghe, buoni e cattivi che si muovevano in un'antichità fantastica, talmente lontana che tutto poteva essere possibile.

Non farò un paragone con le fiabe moderne, altrimenti non finiremmo più, ma ci basti per un momento pensare a questi film cagate dove rivisitano la favola di turno e dove vediamo il nuovo prototipo della principessa: una figa tutta firmata da capo a piedi (che possibilmente lavori nel campo della moda) che assolve il suo compito da eroina facendo carriera e infine sposando un re (nel caso specifico un'industriale, un rampollo... ) che fa solo figura.

E allora noi, abituati alla favole Disney (ché non è che veniamo dal Pleistocene), a Gobbolino il gatto di casa e a tutte le fiabe che quando suonava il campanellino dovevi girare pagina, abituate a Piccole Donne sognando di essere Jo March, esperti di libri game, innamorati di Lady Oscar, e allora noi, a un certo punto, è come se ci fossimo trovati catapultati in un mondo che non ci appartiene adesso. Per infiniti motivi, che partono dai cambiamenti fisiologici che sempre accadono passando da una generazione all'altra, fino ad arrivare alla grossa rottura che la nostra generazione ha dovuto subire: siamo nati che avevamo tutto, e questo tutto ci è stato dato da genitoi che l'hanno dovuto sudare e ci è stato detto; siamo cresciuti con questo tutto e adesso ci ritroviamo in un'era di crisi in cui già sappiamo che questo tutto, probabilmente, non saremo in grado di trasmetterlo ai nostri figli. Semplificazione  esagerata della nostra situazione di giovani d'oggi. Datemela buona. Non posso fare un'analisi sociologica, e manco mi interessa più di tanto.

Insomma ci ritroviamo a sognare ancora ad occhi aperti, e basta soffermarsi per un momento sui nuovi fenomeni di massa, letterari e cinematografici per accorgersene. C'è stata una riscoperta. Mi piace parlare di riscoperta di certi temi e lasciamo perdere per un momento i giudizi di valore e riflettiamo sui generi. Anzi, sul genere, il fantasy, ché tanto è lì che voglio andare a parare.

Partiamo con un'ovvietà: è risaputo e noto che Tolkien, con i suoi studi e i suoi scritti narrativi, ha operato un'azione di recupero per nulla diversa da ciò che i suoi precedenti colleghi anglosassoni avevano fatto nell'Ottocento: un recupero delle tradizioni e la rivalutazione di un periodo storico. È come se avesse fuso i Canti di Ossian con l'Ivanhoe, mi azzardo a dire. Tolkien era un romantico del XX secolo.

Nel XXI secolo c'è stata la “riscoperta di massa” di Tolkien e di tutto quello che si è portato dietro. Con tutto quello che è venuto dopo. Tanta monnezza, è vero, ma è pur vero che quando la commistione dei generi e dei linguaggi porta poi a prodotti di qualità, si arriva al fenomeno. E quindi, la finisco qui (forse per il momento) e dico solo che se vi riconoscete in questa parrocchia, dovete assolutamente vedervi Game of Thrones.

2 commenti:

  1. Ti cito, eh. "Manca qualcosa a noi trentenni..."
    Sì. Un lavoro!

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  2. Bellissimo articolo dall'inizio alla fine compresi i commenti.

    Quoto.
    Tutto.

    E voglio vedere game of throne.
    (Per la prima volta il peso degli anni mi invita a vedermelo prima di laggermelo).

    E spero che non filmeranno mai le opere di Rothfuss.
    Non voglio vederlo finire come Tolkien.

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